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Autonomia e non autosufficienza un binomio possibile?

Tutto ha inizio dal nome con cui mi chiami……………..

Se uno degli obiettivi principali nel lavoro di cura con l’anziano anche a domicilio è il mantenimento più possibile dell’autonomia,  è bene ricordare che il concetto di autonomia non si riferisce solo all'autonomia fisica, ma anche decisionale, all'espressione consapevole dei propri bisogni, dei propri desideri, alla gestione delle relazioni attraverso la propria individualità.

Autonomia  diviene perciò  la possibilità di partecipare alle decisioni che riguardano la propria vita anche le più semplici e scontate e può essere promossa solo se chi assiste sa interpretare i bisogni di chi ha di fronte.

Uno dei temi ad esempio che spesso emerge nei miei incontri di formazione è il nome con cui l’anziano desidera essere chiamato.  La scelta dell’uso del “lei “ o del “tu” nella relazione di cura sembra banale ma è fonte di acceso confronto.

Spesso quando l’assistente familiare è straniera l’uso del tu è ovvio in quanto più semplice ed amicale. Se ci poniamo dalla parte dell’anziano abituato per tutta la vita ad un formalismo che oggi non è più ritenuto necessario, la prospettiva cambia.

 Personalmente credo che il nome della persona si deve esprimere così come egli desidera farsi chiamare.  Il “tu” è bene sia rivolto quando è la persona stessa a richiederlo ed è disposto ad accettarlo soprattutto  non all'inizio del nostro lavoro.

Alcuni anziani, infatti, prediligono un maggiore formalismo e preferiscono il “lei”, così per evitare rigidità e distacco  si può ovviare rivolgendosi all'anziano chiamandolo con il proprio nome di persona preceduto da signor o signora.

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