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Come far diventare il Domicilio luogo del "prendersi cura" ?

E' possibile animare anche il domicilio.

La parola «animazione» fa pensare subito ad attività organizzate presso strutture per anziani, svolte da personale specializzato con lo scopo di intrattenere, far trascorrere più o meno piacevolmente il tempo agli ospiti. In realtà «le attività» sono solo una parte dell'animazione e soprattutto non sono la parte più importante.

La cosa più importante, a cui bisogna fare riferimento è l'animazione della vita quotidiana. Cioè considerare tutti i gesti, le parole, gli avvenimenti della vita di ogni giorno come essere «animati e animanti». L'animazione, «comincia con il "buongiorno" del mattino». Sembra evidente? semplice? non è così !

Animare letteralmente significa "dare vita" e quando ci prendiamo cura di qualcuno significa soprattutto stimolare la persona affinché possa ritrovare il tempo che vive, dargli un significato, anche quando appare vuoto e l'unica cosa che conta è farlo trascorrere.

Il vero significato di animazione, dunque, non è il “fare”, ma lo “stare”, l’esserci, al punto tale che ciò che conta non sono più le attività, ma le relazioni.

In questo senso ha importanza e valore parlare di animazione a domicilio dove la cura e assistenza devono superare la sola immagine dell’anziano come “ammalato” o “paziente cronico” e riscoprire in primis il suo valore di “persona”, con attitudini, interessi, abilità, idee ed emozioni proprie.

Prendersi cura di una persona implica imparare un nuovo linguaggio in grado di "dare vita" alla quotidianità per poter far trovare la fiducia in coloro che si affidano a noi, accettando così le nostre cure.

Quando pensiamo ad una casa viva la immaginiamo ricca di confusione, rumore, movimento tra coloro che vi abitano ma in realtà non è così se le persone che vi abitano non interagiscono tra loro.

Il solo modo di fare animazione è entrare in relazione con la persona di cui ci prendiamo cura, con la sua identità, la sua storia, i suoi bisogni, i suoi interessi, le sue potenzialità.

Le azioni di cura e le attività che desideriamo proporre divengono il nostro modo di comunicare, di trovare un collegamento, un punto di incontro con chi ci sta vicino e si affida, spesso totalmente, a noi.

Ma come si fa? Da dove si inizia ?

Dal:

- nostro modo di parlare, (dimostrare attenzione e ascolto attraverso lo sguardo)

- nostro modo di toccare, (dimostrare delicatezza, rispetto per la privacy , non invadere i suoi spazi se non necessario)

-nostro modo di agire e reagire, (è di gran lunga più piacevole essere accompagnati da qualcuno che cammina a fianco prendendoti a braccetto e conversando con te, piuttosto che essere trascinato per una mano da qualcuno che cammina veloce davanti a te, magari parlando con altre persone)

- nostre scelte più semplici, ( rifare un letto, cosa preparare a pranzo o cena, scegliere un programma in TV, un abito da indossare)

- nostro modo di organizzare le azioni (accovacciarsi nel parlare con la persona seduta in carrozzina)

- nostro modo di ascoltare (guardando la persona che parla, i suoi occhi).

Comprendere che l’anziano con cui ci relazioniamo deve avere la possibilità di esprimersi, di farsi conoscere e insegnarci cosa preferisce, e che quando per gravi disabilità non è in grado di farlo, la sua famiglia può aiutarci, è il punto di partenza e probabilmente anche di arrivo. Quando, infatti, proveremo a capire i loro gesti e reazioni, loro impareranno a conoscere noi.

Ecco allora che il semplice termine " badare" può prendere vita e contraddistinguere un lavoro che scontato non è .  

Ricordate che nulla va imposto all'anziano di cui ci prendiamo cura, ma qualsiasi cosa può essere proposto !

Parlare di animazione anche a domicilio non è per nulla marginale, complicato forse perché basata sulla relazione, ma necessaria.

E' un qualcosa che coinvolge e riguarda chi è assistito e chi assiste, perché nasce e prende forma dal rapporto con l’altro, con l’ambiente, con i bisogni e con le aspettative di uno e dell'altro.

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