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Quando andiamo a casa?

come comportarsi se l'anziano è già a casa

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Una delle domande più comuni e frequenti che ci viene rivolta quando ci prendiamo cura di un anziano affetto da demenza è: "Quando andiamo a casa?" Ciò che spesso ci lascia confusi e in difficoltà è che la maggior parte delle volte l'anziano che ci rivolge questa domanda si trova già a casa propria.

Quali sono allora le modalità che possiamo mettere in atto per rispondere in modo corretto senza agitarlo o confonderlo?

La prima cosa che dobbiamo tenere a mente è che l'anziano è assolutamente convinto di dover rientrare a casa propria in quanto è confuso o fatica a riconoscere i luoghi in cui vive. Non c'è perciò nessun atteggiamento provocatorio nei nostri confronti quando ci pone questa richiesta!

Comprendere o cercare di capire perché ad una certa ora del giorno un anziano inizia a camminare o prepararsi per uscire magari ponendosi nervosamente di fronte alla porta, è importante. Provate ad immaginare una persona che ogni giorno alle ore 12.00 inizia a camminare nervosamente in attesa di uscire... o alle 16.00 può ripetutamente affermare di dover andare via. Scene che ci appaiono incomprensibili possono essere chiare e logiche ripercorrendo la sua storia. Le 12.00 possono rappresentare il momento in cui lasciava il lavoro per rientrare a pranzare in famiglia, le 16.00 il momento in cui andava a prendere i figli o nipoti a scuola... abitudini impresse nella sua mente che senza motivo apparente riaffiorano per fargli compiere una azione usuale.

In questi casi, parlare con la famiglia ci può essere di grande aiuto, è importante comunicare le nostre difficoltà e lasciarci raccontare dalla famiglia abitudini e consuetudini della persona con cui interagiamo.

Dialogo, comunicazione, ascolto sono per chi si prende cura di una persona che non può esprimere i propri bisogni quasi un dovere, così come lo è la possibilità di esprimere alla famiglia dubbi e difficoltà.

Ancora una volta ricordiamo che quando ci relazioniamo con un anziano disorientato, non contraddirlo o enfatizzare mancanze ed errori è importante. Al contrario rischiamo di agitarlo e renderlo irrequieto e decisamente di creare situazioni di ancor più difficile gestione.

Rassicurarlo che presto tornerete a casa o ancor meglio dargli una indicazione precisa magari dicendogli che tornerete a casa dopo aver pranzato ci permette di tranquillizzarlo.

Ultimo consiglio ma non meno importante è quello di provare a distrarlo. Offrirgli qualcosa da bere o mangiare, chiedergli un aiuto per preparare la tavola , offrirgli dei giornali da sfogliare o strappare, suddividere per colore mattoncini di lego, o colorare gli permettono di concentrarsi e rasserenarsi.

Magari invece ha davvero bisogno di camminare per cui un ottimo espediente se è possibile, è fargli fare una passeggiata e davanti alla porta affermare che lo si è riportato a casa come promesso .

La famiglia molto spesso diviene la memoria esterna della persona con demenza e attraverso i suoi racconti può sostenere e guidare l' assistente familiare a ricostruire una storia che non può più essere raccontata.

Solo insieme: famiglia, badante ed anziano possono scrivere una storia che si modifica ogni giorno per la presenza della malattia.

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