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Cambiamenti visivi nella demenza

Comportamenti incomprensibili possono essere conseguenza di deficit visivi

· anziano,assistente familiare,vista,domicilio

Come vede una persona affetta da Alzheimer?

La demenza causa una serie di cambiamenti nel cervello incluso il modo di vedere e come le informazioni vengono elaborate dal cervello.

Ecco perché spesso comportamenti incomprensibili e inspiegabili ai familiari e a chi li assiste possono essere ricondotti alle modifiche nel modo di vedere e percepire le cose.

Cosa accade nella persona di cui ci prendiamo cura 

Nell’anziano affetto da demenza il campo visivo si restringe. Alcuni cambiamenti sono strettamente legati all’età, con l’invecchiamento la visione periferica di oggetti e luoghi si riduce ma nella persona con patologie cognitive tipo Alzheimer questo si riduce ulteriormente. Un esercizio tipico per capire meglio ciò che avviene è quello di provare a guardare le cose attraverso un binocolo. La vista è focalizzata su ciò che ci sta di fronte mentre ai lati non è possibile vedere se non siamo noi a muoverci.

Il cervello fatica ad elaborare determinate informazioni e viene meno la percezione della profondità. L’anziano fatica perciò a capire se l’’oggetto posto di fronte a lui è bidimensionale o tridimensionale.

Distinguere gli oggetti posti su una tovaglia con stampe o troppo colorata o un disegno del pavimento da un tappeto diventa particolarmente difficile. Spesso capita di osservare un anziano cercare di afferrare qualcosa che in realtà è solo rappresentato, questo perché le informazioni ricevute si confondono e le immagini non hanno spessore.

Perché è importante conoscere i cambiamenti visivi nell’anziano?

Perché queste modifiche portano la persona ad assumere comportamenti differenti che spesso lasciano perplessi e frustrati.

Può accadere di osservare un anziano che improvvisamente alza le braccia muovendole senza motivo. Se ci soffermiamo e cerchiamo di capire l’anziano ci rendiamo conto che egli potrebbe voler tentare di spegnere una luce che lo abbaglia o mandare via un insetto che in realtà è attaccato al soffitto.

La mancanza della percezione della profondità non permette loro di capire quanto in alto sia il lampadario o l’insetto cosa che invece l’assistente familiare riesce a comprendere.

La stessa cosa potrebbe accadere se improvvisamente si piega alla ricerca di qualcosa attorno a lui. La distanza non riesce ad essere calcolata e l’oggetto potrebbe in realtà trovarsi sul pavimento.

Nell’anziano i deficit visivi causano una alterazione ed una interpretazione differente della realtà che provoca stati di ansia e atteggiamenti aggressivi e può sfociare in comportamenti strani.

Capita che alcuni anziani cerchino di afferrare oggetti che appaiono in televisione, oppure raccogliere dei fiori rappresentati in un quadro…. il fatto di non riuscirci genera nervosismo.

Se invece pensiamo che una semplice fuga sul pavimento più spessa o più marcata può trasformarsi in un ostacolo o in un gradino comprendiamo che l’anziano possa esserne timoroso o spaventato. Può capitare allora di vederlo alzare il piede, bloccarsi improvvisamente e non voler proseguire se magari lo stiamo accompagnando ai servizi se la fuga è posta di fronte alla porta.

Se da una parte è fondamentale per l’assistente familiare conoscere cosa accade nella persona assistita durante le varie fasi della malattia, dall’altra è ancora più importante aiutarla ad attuare strategie semplici ma utili a risolvere situazioni che possono sfociare in conflitti e tensioni.

Per ovviare alla situazione descritta prima, la soluzione potrebbe essere quella semplicemente di uniformare il pavimento.

Rendere il domicilio in cui vive l’anziano e l’assistente familiare adatto, sicuro e accogliente è la prima regola per limitare situazioni spiacevoli. Sicuramente sarà necessario coinvolgere i familiari ma l’azione comune delle famiglie e badanti è il primo passo per il benessere della persona assistita.

Un’altra situazione che spaventa familiari e operatori è la possibilità che l’anziano esca di casa senza che accorgersene.

In questo caso la riga che prima fungeva da ostacolo potrebbe essere un buon deterrente per evitare che l’anziano si avvicini al portone di casa. Utilizzare del nastro adesivo grosso di colore scuro o posizionare un tappeto di colore nero davanti alla porta crea visivamente dei limiti che inducono l’anziano a non avvicinarsi.

Un altro espediente utilizzato spesso anche nelle strutture è quello di mimetizzare le possibili vie di fuga. Coprire la porta con una carta da parati che rappresenta una libreria o un armadio potrebbe ridurre gli stati di agitazione che inducono l’anziano a tentare o a chiedere continuamente di uscire.

L’ambiente in cui si vive in caso di non autosufficienza, fragilità può diventare un ostacolo, un limite all’autonomia e fonte di disagio. Apportare modifiche all’ambiente naturalmente non incide sulla progressione della malattia e delle funzioni cognitive ma può ridurre problemi comportamentali (quali agitazione, affaccendamento, wandering, aggressività, inson­nia), e rallentare il declino delle capacità funzionali dei soggetti con demenza.

Lo spazio e la sua capacità di accogliere i cambiamenti può aiutare l’anziano ma anche chi se ne prende cura a domicilio.

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