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E se per assistere un anziano provassimo a capire cosa significa "essere anziano"?

mettersi nei panni di un anziano: creatività e tecnologia aiutano.

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Diventare anziani con acciacchi e difficoltà anche solo per un giorno potrebbe essere un’esperienza destabilizzante ma decisamente formativa per tutti coloro che ogni giorno si prendo cura o si relazionano con gli anziani.

Provare a mettersi nei panni di qualcun altro per chi offre servizi, crea oggetti, ambienti, destinati a categorie particolari tra cui gli anziani sicuramente non è un concetto nuovo ma è più facile a dirlo che a metterlo in pratica.

Osservare, conoscere, informarsi talvolta non è sufficiente quanto mettersi nei panni di un’altra persona “fisicamente” per vivere anche per un solo giorno i problemi e le difficoltà dell’individuo a cui sono destinate le nostre attenzioni.

Con il passare degli anni azioni semplici e quotidiane come allacciarsi le scarpe, abbottonare una camicia, leggere un’etichetta, prendere un barattolo da uno scaffale troppo alto o basso del supermercato, usare le forbici, divengono complicate a tal punto da limitare l’autonomia della persona e richiedere interventi esterni.

Tutti sappiamo che con l’avanzare dell’età peggiorerà la vista e l’udito, le articolazioni saranno più rigide e i riflessi rallentati ma sappiamo cosa questo significa realmente … , probabilmente no!

Questo è ciò che pensano negli Stati Uniti alcuni direttori di case di riposo che hanno adottato un percorso formativo denominato “Extreme Aging” per sensibilizzare i loro dipendenti a comprendere cosa significhi invecchiare e cosa altrettanto importante implica avere bisogno di aiuto. Anche perché se l’augurio per tutti è di invecchiare al meglio probabilmente prima o poi ognuno avrà bisogno di aiuto.

Durante questi corsi agli operatori viene richiesto di mettere del cotone idrofilo nel naso e orecchie, di indossare degli occhiali appannati, dei guanti di plastica con dei cerotti per limitare il movimento delle dita e per finire qualche granello di mais nelle scarpe.

Michele Engelbach, amministratrice della casa di riposo Westminster Thurber, nell’Ohio, spiega come in questo modo anche gli assistenti più giovani possono capire cosa significhi invecchiare, e potranno aiutare meglio, e con maggior sensibilità, gli ospiti.

Eccessivo forse, sicuramente non errato, inventare vincoli o difficoltà può rendere complicato il lavoro ma renderlo decisamente più efficiente per comprendere cosa richiede il nostro lavoro e come poterlo svolgere al meglio.

Anche in Italia i percorsi di formazione divengono sempre più pratici e vengono utilizzate sempre più spesso attività creative, simulazioni o giochi di ruolo per diffondere la capacità non solo di osservare ma di “vivere” le situazioni.

Al Macklin Intergenerational Institute, anch’esso in Ohio, gli assistenti per anziani sono invitati a prendere una penna con la mano sinistra, accavallare la gamba destra e ruotare il piede destro in senso antiorario tentando di scrivere il proprio nome, indirizzo e numero di telefono su un foglio di carta.

Solo a descrivere questi movimenti ci assale un senso di ansia e insicurezza, provare a farlo appare quasi impossibile. Eppure attuare queste azioni correttamente richiede una lentezza e una difficoltà presente nella terza età.

Provare a percepire suoni o parole particolari in mezzo a mille voci o rumori contemporanei è per un anziano talmente difficile e disorientante da produrre il suo isolamento. Ripetere nei corsi di parlare lentamente, in modo chiaro e semplice è una cosa ma far provare all’operatore a focalizzarsi su una parola o un suono creando in lui una difficoltà uditiva tipica dell’anziano è un’altra cosa.

E se la creatività non basta anche la tecnologia ci viene in aiuto.

third age suit

La FORD in collaborazione con l’Università di Loughborough ha creato la “Third Age Suit” letteralmente la tuta della terza età. La tuta viene utilizzata dai designer della Ford, per la maggior parte di età inferiore ai 40 anni e invecchia in modo artificiale chi la indossa. Fantascienza assolutamente no!

La tuta è composta da occhiali che riproducono l’effetto cataratta tipico dell’età senile, da guanti in grado di irrigidire le dita per riprodurre le conseguenze dell’artrosi e un collare che simula le cervicali.

Il risultato è un quarantenne in grado di rivestire i panni e difficoltà di un ottantenne.

Le osservazioni rilevate come la difficoltà di sedersi, alzare le braccia o la sensibilità alle luci hanno fatto sì che alcuni modelli Ford adottassero modifiche importanti per un utenza che è sempre più in aumento e per cui l’invecchiamento non è malattia ma un momento naturale di vita.

In fondo, quante volte ognuno di noi ha sperato che il nostro interlocutore provasse e vivesse ciò che noi stessi sentiamo e affrontiamo.

Forse allora progettare servizi e prodotti, offrire competenze, trovare soluzioni, risolvere problemi o semplicemente comprendere chi ci è di fronte avrebbe un significato e un valore differente.

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